Dr. Giuseppe Musolino

 

 

 


In fuga da se stessi.

 

Le  verità  nascoste

Per quanto siano poche le certezze nella vita, ve ne sono almeno tre imprescindibili. Verità numero uno: 2+2 = 5. Verità numero due: non esiste cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo. Verità numero tre: noi siamo fatti di muscoli. Non è un’offesa: noi siamo fatti di muscoli. E i muscoli, per poter mantenere la loro essenza (di muscoli, appunto), devono ricevere adeguati stimoli. Portare la busta della spesa fino a casa, camminare, possono (forse) essere uno stimolo adeguato a 90 anni, ma a 80 ancora non è sufficiente. Due elettrodi attaccati al corpo che ti trasformano in una specie di sarcofago tarantolato, non bastano a tener viva un’illusione. Occorre faticare!

Ma con un senso…

 

 

Déjà vu

La storia si ripete ciclicamente. Prendi un uomo comune, lo metti in palestra… e il percorso va da sè. Parola d’ordine: “Potrei vedere la palestra?” Da lì è tutto un susseguirsi di frasi fatte, sorrisini e riverenze, che classicamente culminano nell’obiettivo finale: l’iscrizione.

“Noi qui facciamo fitness, non body building, sia chiaro! Qui da noi si allena” - diciamo “viene” che è meglio - “l’assessore X, il figlio dell’imprenditore Y, la vicina di casa della sorella dell’onorevole Z, il gatto del sindaco, il bisnonno dell’avvocato Grjpfzlmqx” (come chi lo conosce?!?)… Ora, per inciso, X, Y, Z, il gatto, Grjpfzlmqx e la loro prole non sono - e mai lo saranno - “gente da palestra” e la loro presenza nelle stesse è destinata rapidamente a scomparire, insieme a quella di una larga fetta di utenza che dietro loro vi entrasse. Ecco quindi spiegata la precarietà e la vacuità di certi salotti, che non raramente dopo poco tempo sono costretti a chiudere i battenti. Contemporaneamente, sono destinate a serrare le imposte anche le palestre vecchio stampo, ormai considerate alla stregua di covi satanici. Risultato: piena crisi d’identità del settore!

 

 

Mio  cuggino

“Moto, moto, dovrei fare del moto!” Nudo, davanti al proprio specchio di casa, l’uomo-fantozziano sta per decidere di dar vita al mio déjà vu. Le ha già provate tutte, le altre palestre: io sono per lui l’ultima ruota del carro. Già, ma prima deve scegliere cosa fare. E (ri)comincia il dilemma. Il termine “culturismo” è oggi così anacronistico da essere divenuto una sorta di anatema, quindi neanche a parlarne. Ma anche “body building” incute paura: per questo si è creata tutta una serie di annacquate emulazioni meno terroristiche. Sì, ma quale scegliere? Il dilemma permane. Così, l’uomo arriva in palestra e dopo il succitato “Potrei vedere la palestra?” passa a interpretare il suo copione: “Mio cuggino” - c’è sempre un cugino! - “mi ha detto che per dimagrire devo fare body-pump, life-pump, body-sculpture, aero-step, fit-box, aqua-gym e cardio-fitness…” - che eufonia! -  “…poi tre volte a settimana devo andare a correre; 500 addominali al giorno; mangiare solo frutta, bere poco…”  (fa ritenzione!!!) “…niente sale, bla, bla, bla… e, soprattutto, NON devo assolutamente fare i pesi, ché quelli ingrossano e fanno diventare impotente! Lui così ha perso 15 kg in un mese!” (Ma perché, è ancora vivo?) Grazie cugini, senza di voi la mia vita sarebbe vuota!  Provo a dirgli che ci sono anche i pes… niente, non c’è verso: guarda altrove. Comunque, è fatta: l’uomo è iscritto! Non sa ancora quale corso intraprendere, ma si è iscritto: abbonamento trimestrale open.

Li proverà tutti.

 

 

Pronto  a  tutto…

E così, eccolo ripresentarsi in palestra il lunedì dopo (si comincia sempre da lunedì). È uno spettacolo. Pantaloncino da calcio in raso rosso. Faccione 16:9, spento. Pelo a tappeto. Magliettina souvenir gita a Capri ‘92. Addominali alla zuava. Borraccia in una mano, asciugamano (da bagno) nell’altra, inseparabilecellulare nell’altra ancora; poi - giusto perché ha ancora poca roba per le mani - si toglie l’orologio perché gli stringe: ogni volta che si muove è un trasloco. Un disastro! Ma fa niente: è pronto. Nessuno riuscirà a fermarlo.

 

E allora via a sgambettare sull’onda dei corsi più alla moda. WOW! Eccolo pronto con la propria paperella, che comincia il turno di aqua-gym: “Il medico mi ha detto che il nuoto è lo sport più completo. E poi l’han detto anche alla tv!”. E ancora, via in sella per il corso di spinning: prima lezione in un turno già avviato? 150 bpm standard per tutti! L’importante è che ci siano le lucine, la musica e un istruttore in pantacollant che urli come un posseduto. E vai!!! Grande!!! Stelle filanti, fuochi pirotecnici, applausi scroscianti. Bra-vo! Bra-vo! Bra-vo! Trenino (con le bike): “Brigitte Bardot, Bardot…”.

Sceso dalla bici (ormai sommersa di coriandoli), l’uomo salta su una cardio-macchina a scorrazzare il più lontano possibile da eventuali contaminazioni ipertrofiche. Inutile dirgli di camminare sul tappeto: no, lui deve correre, e pure a ritmo sostenuto (altrimenti “si brucia poco”)!

 

E che gli importa di perder tempo per capire se ciò che sta facendo sia allenante o meno? Tanto ci sono Johnny e Max (ma se dicessi Gianni e Pinotto non farebbe molta differenza), che con aria tronfia e navigata lo rassicurano: “Non preoccuparti se domani sarai dolorante: saranno i tuoi muscoli pieni di acido lattico” (…)

E poi c’è lei che gli risveglia qualcosa che aveva dimenticato di avere: Jessica, l’istruttrice di “gnocc-gym” (come non esiste? e vabbè la inventiamo ora, tanto una “disciplina” in più non fa mai male…), così bella, sempre così… allegra; eh, lei sì che ne capisce, basta guardarle gli “allegri” glutei (per la legge delle probabilità, veramente, sarebbe più corretto guardare i tristi glutei di tutti gli allievi di Jessica… e lì sì che si riderebbe!).

A proposito, qualcuno saprebbe dirmi se questi luminari siano in possesso di un titolo ISEF o IUSM, oltre che di un nome esotico? O sono tutti idraulici, manovali, salumieri e babysitter (con tutto il rispetto per queste categorie) con l’hobby-arrotondante-dello-sport?

 

 

…o  quasi !

Quando l’uomo vede S. Pietro nel monitor del tapis roulant, è segno che la tragedia sta per finire. Così, conclusa l’appagante maratona di 3-4 ore, distrutto, disidratato, al limite del deliquio, guadagna finalmente lo spogliatoio, dove nudo può finalmente ammirare il risultato di cotanta fatica.

COOOSA???

L’allegria passa improvvisamente dalla parte dello specchio. Lo stato fisico è… peggiorato?!? Gli arti ancora più flaccidi, le spalle ancora più strette, il volto scavato, gli occhi cerchiati, la pancia sempre lì… “C…o! Eppure mangio solo frutta!!!”.

 

 

 

Gli si palesa il suo incubo più grande: crocefisso in sala pesi! Ma - wacciu-wari-wari – si aggrappa all’ultimo fantozziano moto d’orgoglio: “Chissenefrega! L’essenziale è la salute!” D’accordo, proviamo allora a controllarla questa salute? Cortisolo in free-fly? Transaminasi free-style? Colesterolo new-fashion? La dieta delle intolleranze non ha funzionato? Ma com’è possibile? Era così di moda…

 

 

In  fuga  dal  futuro

Il resto della storia lo intuirete già. Esatto, l’uomo non termina neanche tutti i tre mesi già pagati e torna alla sua vita, alle sue radicate convinzioni: la palestra non ha funzionato, gli istruttori sono degli incapaci… Tornerà a correre per strada, al calcetto il sabato pomeriggio, a digiunare per dimagrire e a riabbuffarsi per supercompensare la rabbia per non essere dimagrito. Riprenderà a disquisire di calcio al bar e di alimentazione dal macellaio; col fruttivendolo cavillerà dell’ultima magica pillola dimagrante, finché dal barbiere gli parleranno della nuova moda del momento e lui (ri)correrà da noi, in palestra. E il ciclo si ripeterà.

Uomo, ascolta un idiota tra i tanti che stai già a sentire: vieni a “fare pesi”, spesso il futuro non è altro che la rivalutazione del passato.