Le palle di Lemme 

 

 

Ennesimo siparietto da teatro di periferia, ieri a "Porta a Porta". Da una parte il solito Calabrese, che come sempre non ha perso occasione per innalzarsi su un piedistallo e rimarcare al mondo di essere “medico e scienziato”.

 

Dall’altra parte Lemme, che pensa di essere l’unico furbo in un mondo di fessi e continua a far leva su ciò che la popolazione vuole sentirsi dire: mangiate quanto volete (“da cinquanta grammi a dieci chili di pasta al giorno, purché consumata al mattino”) e non fate assolutamente attività fisica perché ciò ostacolerebbe il dimagrimento. 

La motivazione che fornisce a sostegno di quest’ultimo punto è che l’acido lattico prodotto con l’attività fisica sarebbe convertito in glucosio e questo richiamerebbe insulina, che ci farebbe ingrassare o quantomeno ostacolerebbe il dimagrimento. Lemme sostiene di aver fatto l’Isef, ma inanella una serie di castronerie che nemmeno Barbara Bouchet nelle sue lezioni di aerobica degli anni Ottanta.

 

Primo, l’utilizzo del glucosio in corso di attività fisica è insulino-indipendente. Sono altri trasportatori, presenti nella membrana plasmatica, a consentire il suo ingresso nella cellula. Quindi l’acido lattico inibisce il dimagrimento NON per colpa dell’insulina ma semplicemente perché il corpo continua a utilizzare glucosio, risparmiando i grassi.

 

Secondo, è vero che l’acido lattico inibisce la lipolisi ma svolgere attività per bruciare calorie è un modo di intendere l’esercizio fisico alla Jill Cooper. Il vero obiettivo dovrebbe essere quello di creare muscolo, e strutture intramuscolari (mitocondri in primis), che poi garantiranno un dispendio molto maggiore (e soprattutto duraturo!) di quelle “quattro calorie” bruciate in corso d’attività. Sempre che l’attività svolta preveda una degna stimolazione muscolare e non sia solo produttrice di acido lattico come la zumba, giusto per dirne una.

 

Terzo, se il problema fosse realmente l’acido lattico, non esistono solo attività lattacide. Abbiamo fortunatamente a disposizione altre forme di esercizio (alattacide e aerobiche) che non prevedono produzione di acido lattico. Nessuna ragione dunque per escludere tout court l’attività fisica. 

 

Quarto, non allenare mai il sistema lattacido (teoria che circola parecchio in questi ultimi tempi anche in ambiente fitness) peggiora la condizione perché il soggetto non alzerà mai la propria soglia lattacida e quindi produrrà acido lattico a ogni piè sospinto. Più ci si allena in quel senso, meno acido lattico si produce e meglio lo si smaltisce (aumenta l’espressione delle molecole deputate al trasporto dell’acido lattico fuori dal muscolo). 

 

Si limitassero a quelle di cioccolato che produce, le palle di Lemme risulterebbero anche più tollerabili. 

 

 

 

 

 

 

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Comments: 1
  • #1

    Moreno (Saturday, 14 June 2014 13:37)

    Meritocrazia mode OFF.
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