Dalla dieta mediterranea al raviolo Rana

 


L’Inran (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) decide di divulgare le proprie “regole per una sana alimentazione”. E che prodotto sceglie per fare ciò? I ravioli “Giovanni Rana”!

 

Me co’, me co’, me co’… me complimento!

 

Sì, si potrebbe obiettare che in fondo è più facile cercare di far entrare una guida alimentare nelle case degli italiani attraverso un prodotto non esattamente salutare ma di utilizzo comune, come appunto i ravioli. Ma l’obiezione cade quando lo stesso Inran sostiene che 250 grammi (!) di questi ravioli siano un pasto completo e ben bilanciato, perché bastano “una cucchiaiata di sugo di pomodoro, un frutto e acqua minerale”.

 

Detesto la maggior parte dei medici che si occupa di alimentazione, ma ho sempre rigettato la tesi complottistica di chi sostiene che la scienza esalti la dieta mediterranea perché sponsorizzata dalle lobby del settore agroalimentare. Però qui il tarlo del dubbio comincia a farsi strada anche in me. 

 

L’Inran sostiene la dieta mediterranea. Il piatto forte della dieta mediterranea è la pasta. La storia della pasta la conoscete tutti. In origine quella “mediterranea” era fatta con la semola integrale, macinata a mano. Poi si è passati a raffinare industrialmente quella semola, e già quel prodotto che se ne è ottenuto (l’attuale pasta) si è differenziato in peggio da quello originario. 

 

Qui ora addirittura stiamo parlando di un prodotto (i ravioli) in cui c’è più ripieno che pasta. E quel ripieno è infarcito di termini poco chiari come “oli vegetali” e “grassi vegetali”. Mi si vuole dire, nel 2012, quale caspita sia la fonte “vegetale” che citate o nel 2012 mi volete ancora trattare come un idiota? Oliva, girasole, cocco, palma, papavero, margherita di campo, violetta mammola… ? Questa era ad esempio una delle cose per cui l’Inran doveva battersi. Da decenni. E invece niente.

 

Questa non è più “pasta”. Di mediterraneo qui c’è niente. Come può l’Inran appoggiare un prodotto simile? 

 

Ancora, l’etichetta riporta: “Questa confezione contiene il 50% del fabbisogno di verdure consigliato”. Cioè per introdurre quel quantitativo mi devo necessariamente scofanare un pacco intero di ravioli (250 grammi) e ingurgitare 30 grammi di grassi (di cui 12,5 saturi) e 680 calorie.

 

GULP!

 

Curioso che 700 calorie da McDonald’s siano un’onta e le stesse calorie da Giovannirana siano un pasto unico.

 

Poco tempo fa le nuove riforme anticrisi avevano rischiato di far scomparire l’Inran. E sarebbe stato un problema perché in Italia non abbiamo altri enti che si occupano di alimentazione. Ma se occuparsi di nutrizione significa questo, meglio fare da soli. 


 

 

 

 

 

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