FOLLIE DIETETICHE

 


Leggo di genitori che sulla scia della follia della dieta paleolitica stanno letteralmente togliendo il pane di bocca ai figli. Niente pane a partire dallo svezzamento! Solo “carne, pesce, uova, un po’ di frutta e verdura”. Riporto testualmente: “È bello poter dire che mio figlio non sa ancora cosa sono la febbre e il raffreddore. Lui stesso ci domanda perché gli altri bambini sono spesso ammalati… Cosa dire quando lo portiamo a giocare al parco, le altre mamme si premurano molto di saziare i loro figli con pizzette, patatine e merendine […] Inizialmente la gente mi criticava: non farai mica crescere tuo figlio senza cereali?”.


Laciatemi dire che non avete capito granché.

Qualcuno potrebbe pensare che quella di credere che esista un’alimentazione fisiologica per l'essere umano sia una moda nuova. Invece ci siamo già passati più volte. Ad esempio, sul finire degli anni Trenta si misero al bando la carne, lo zucchero e l’alcol perché “si riteneva incidessero negativamente sulla razza” (1) in quanto “alimenti antifisiologici [...] accordatori di malattia e di morte”; viceversa si doveva puntare sui cosiddetti “alimenti fisiologici”, cioè latte e suoi derivati, uova, miele, cereali, verdure, frutta e pane (2, 3, 4). 


Questo non soltanto per motivi economici (con l’invito a consumare poca carne si mirava a impedire di arricchire gli Stati che cercavano invece di ostacolare la crescita del popolo italiano), ma anche perché si era convinti che una tale dieta fosse responsabile della potenza sessuale e della longevità dei nostri contadini. Ricordiamo tutti le famiglie con 15-20 figli, da cui magari proprio i nostri genitori discendono. Si riteneva che la carne ingrassasse e che un eccesso di proteine potesse condurre alla sterilità; alimenti fisiologici come il pane e la pasta avrebbero invece favorito la riproduzione (5, 6).


Poca carne e tanto pane, dunque, esattamente il contrario di quanto oggi propugnano i sostenitori del ritorno ad uno stile paleolitico. Si sosteneva che ciò fosse più consono alle tradizioni del popolo mediterraneo, “di cui i carnivori nordici temevano la crescente prolificità e la sicura longevità” (7). Si puntò insomma ad una dietetica nazionale. In questo modo il paese avrebbe conseguito in un solo colpo tre obiettivi:

1. privilegiare i prodotti nazionali,

2. conservare la salute fisica,

3. contribuire all’incremento demografico.

 

Ancor prima che Ancel Keys arrivasse a scoprire la dieta mediterranea, i migliori scienziati del tempo assicuravano che quella fosse l’alimentazione più fisiologica, proprio come accade oggi per la paleolitica. E allora via, tutti a evitare la carne e a strafogarsi di pane. Oggi vi dicono che l’alimentazione più fisiologica è quella dei paleolitici, e via tutti a evitare i cereali e a ingozzarsi di carne. Se non imparerete a ragionare col vostro cervello vi sballotteranno sempre da una parte all’altra, a seconda delle mode del momento. Esattamente come fa la politica.

 

Fin quando si penserà che esiste un cibo buono e uno cattivo, non se ne caverà un ragno dal buco. Il cibo ha un altro significato: è un mezzo per osservare l’evoluzione delle generazioni, la relazione tra i sessi, la demarcazione tra festa e lavoro, l’attitudine alla condivisione e la conseguente nascita di incontri, scontri, scambi, relazioni… Considerarlo come semplice fonte di calorie, grassi, proteine e carboidrati è un modo di ragionare che evidenzia la propria piccolezza culturale.

 

Ogni generazione ha avuto i suoi folli.


 

 

 

 

BIBLIOFOLLIA

1. Sorcinelli P, Gli italiani e il cibo, Bruno Mondadori, 1999.
2. Tallarico G, La vita degli alimenti, Sansone, Firenze, 1934.
3. Bussinello G, L’alimentazione ragionata, Vicenza, 1938.
4. Campani A, L’igene dell'alimentazione nella sua importanza sociale, Modena, 1938.
5. Amantea G, Influenza dell'alimentazione sulla riproduzione, Roma, 1938.
6. Businco L, Alimentazione e sterilità, in Sapere, 151, 15 aprile 1941.
7. Pende N, Tornare alla frugalità di Roma antica, in Sapere, 24,  31 dicembre 1935.


 

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