Olio di palma sostenibile

COME TI RIVALUTO L'OLIO DI PALMA

 

Dallo scorso anno è stato vietato alle aziende di utilizzare il termine “oli vegetali” in etichetta, obbligandole a dichiarare quale fosse la fonte vegetale.

 

E siccome si trattava quasi sempre di palma, ora stanno correndo ai ripari giocando la carta del: “Sì, è olio di palma ma dovete sapere che l’olio di palma non fa male. Di più, fa bene!”.

 

 

 

Tutto ciò è semplicemente ridicolo. Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di creare fumo a est per deviare l'attenzione dall’incendio a ovest.

 

Intanto guardate e ascoltate il video. Analisi di una comunicazione (im)perfetta:

- è un olio che nasce da un frutto (così inizio a instillarti in testa il concetto di frutta che è sempre associato a pensieri positivi)

 

- che viene spremuto e purificato (continuo a rabbonirti spiegandoti che viene purificato)

 

- un olio di origine naturale (proseguo l’opera utilizzando il termine “naturale” che sortisce sempre buoni effetti nel consumatore)

 

- che non presenta rischi per la salute (passo a rassicurarti che non ti fa male)

 

- in una dieta bilanciata (mi copro le spalle dal punto di vista legale specificando un’ovvietà, cioè che non fa male se inserito in una dieta varia ed equilibrata)

 

- è l’olio del frutto di palma (insisto a sottolinearti che viene da un frutto)

 

- può essere usato anche allo stato solido (stiamo parlando del palmisto, cioè quello utilizzato nella maggior parte dei prodotti commerciali, che è anche peggio del palma sotto il profilo nutrizionale)

Non so voi, ma io mi sento preso in giro dal primo all’ultimo secondo.

 

Vi ricordo che l’olio di palma ha il 50 per cento di grassi saturi e predomina il palmitico, mentre il palmisto arriva all’80 e predominano laurico e miristico (come nell’olio di cocco). Entrambe percentuali altissime, entrambi grassi potenzialmente aterogeni (laurico e miristico anche più del palmitico) per lo meno se non c'è necessità sportiva che ne dissipi il potere energetico.

 

Sono acidi grassi a catena corta (i famosi MCT tanto mitizzati nel mondo sportivo) e hanno la particolarità di entrare subito in circolo per fornire energia. Attenzione, però: SE SERVE ENERGIA (e a lungo termine, quindi per attività che impieghino i grassi)! Altrimenti, non venendo incorporati nei trigliceridi, restano in circolo rischiando di andare a fare danni alle arterie.

 

Fanno male, dunque? Come da pubblicità, se consumati in modiche quantità e/o occasionalmente, no. Ma come qualunque alimento sulla faccia della terra. Il problema è che essendo presenti in quasi tutti i prodotti commerciali è facile sforare con il consumo. 

 

Passiamo all’altra questione: la sostenibilità. Esiste davvero un olio di palma sostenibile? E chi rilascia la certificazione di sostenibilità? Anche qui, ennesimo gioco delle tre carte. La concede la RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil), un’associazione che è interamente dipendente dalle multinazionali del settore. È come una campagna a favore dell’islam sostenuta dall’Isis. La stessa pubblicità nel video è promossa dall’Unione italiana per l’olio di palma sostenibile.

 

Per la serie, io me la canto e io me la suono. 

 

 

 

 

 

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