Vegetariani, carnivori o onnivori?





L’uomo più anziano al mondo è un indiano di 118 anni ed è vegetariano. La donna più longeva è invece una giapponese, ha 115 anni e mangia tranquillamente carne, pesce e uova.


Allora forse non è vero che chi mangia prodotti animali vive di meno.

Giusto in casa nostra abbiamo qualcuno che regge bene il confronto: la donna meno giovane d’Italia ha 115 anni e nella propria dieta sono presenti tutti gli alimenti che in questi ultimi tempi da più parti raccomandano di evitare. La signora infatti beve  latte, mangia carne, pasta e biscotti (che contengono il temutissimo glutine) e da oltre novant’anni assume due uova (intere) al giorno.

 

Secondo le raccomandazioni del mondo scientifico avrebbe dovuto essere morta da un pezzo, e invece non ha alcuna patologia e non assume alcun farmaco. Allora forse c’è qualcos’altro dietro prese di posizione che sanno più di preconcetto che di razionale biologico. 

Qual è dunque la nostra vera natura? Siamo vegetariani, carnivori o onnivori?


L’uomo ama autocatalogarsi come onnivoro. In realtà sarebbe più corretto dire che siamo potenzialmente onnivori, nel senso che siamo in grado di mangiare e digerire sia cibi di origine vegetale che cibi di origine animale, ma nonostante ciò tendiamo a evitare certi alimenti. Si chiamano culture alimentari.

Ad esempio noi non ci nutriamo di ratti e insetti mentre tante altre comunità nel mondo lo fanno. Al contrario noi mangiamo il maiale mentre i musulmani lo evitano; noi mangiamo il vitello mentre per gli indiani la vacca è sacra; noi mangiamo il cavallo mentre gli inglesi lo disdegnano.

 

Ha quindi ancora senso parlare di dieta ideale per l’uomo? Esiste realmente un’alimentazione migliore di un’altra?

La dieta la detta l’ambiente in cui si vive. Prima che nascessero le succitate culture nutrizionali, ogni fase alimentare della nostra evoluzione è stata caratterizzata da un unico comune denominatore: mangiare quello che offriva in quel momento l’ambiente. Non ci si poteva permettere di avere delle preferenze, avrebbe significato l’estinzione della specie. 

 

Perciò scegliere oggi in maniera del tutto arbitraria una dieta lontana dalle nostre abitudini, solo perché di moda, rischia di rivelarsi una pratica puerile. Non è un caso che la quasi totalità delle diete fallisca miseramente. Non siamo noi a scegliere lo stile alimentare, ma è l’ambiente in cui viviamo a imporcelo. E l’ambiente è molto spesso frutto di credenze

Ostinarsi a sostenere, ad esempio, che la carne e le proteine animali in genere facciano male è il prodotto di autoconvincimenti che poco hanno di razionale e ancora meno di scientifico. Stesso discorso per chi afferma che la dieta vegetariana o vegana sia superiore a quella che preveda l’assunzione di prodotti animali appigliandosi a studi scientifici che rappresentano solo una parte della verità.

In medicina è vero tutto e il contrario di tutto. E in nessun campo come in quello dell’alimentazione vale la regola che… non c’è alcuna regola! Cercando in letteratura è facile reperire studi che smontino qualunque certezza.


Ad esempio, per quanto ci siano idee contrastanti nel mondo dell’alimentazione, sulla salubrità di alcuni alimenti si sarebbe portati a ipotizzare un accordo comune: pesce, frutta e verdura. Invece, spulciando tra le ricerche è possibile trovarne alcune che indichino addirittura che il pesce azzurro aumenta il rischio di diabete (1)  o che frutta e verdura non prevengono il tumore (2). 

Ovviamente, se si trovano studi del genere, non sarà difficile trovarne altri che asseriscano che il latte (3) o la carne (4) facciano male.

 

A volte però basterebbe non fermarsi ai titoli degli articoli per scoprire l’inghippo. Nel caso della carne, ad esempio, sarebbe sufficiente una lettura veloce del semplice abstract (4) per scoprire che in realtà non si parla della nocività della carne in toto ma di quella processata (processed red meat), quindi salumi e insaccati vari, cosa ben diversa dall’innocente bistecca.

Questi studi sono manna dal cielo per chi voglia demonizzare un alimento particolare o una filosofia alimentare.

 

Se si volesse attuare lo stesso gioco “sporco” non sarebbe difficile trovare studi che asseriscano che la dieta vegetariana non protegge dal cancro (5) e che addirittura questa non sia salutare (6) o spinga verso i disturbi del comportamento alimentare (7). 

La dieta vegetariana che ancora preveda l’assunzione di uova, latte e derivati presenta tanti aspetti positivi. E se questo può andare di pari passo con motivazioni etiche legate al rispetto per gli animali, tanto meglio. Ma quando il discorso comincia a estremizzarsi, in chiave vegana ad esempio, si fa pericoloso. Soprattutto se diventa strumento di demonizzazione verso questo o quell’alimento. 

Sostenere che la carne sia un cibo inadatto all’uomo è inesatto dal punto di vista scientifico. I resti fossili ci indicano che siamo stati vegetariani per almeno i primi due milioni di anni della nostra esistenza.


Ci cibavamo principalmente delle parti sotterranee delle piante. Alimenti quindi assai ricchi di fibra, il che comportava che per ricavare i nutrienti necessari si ingerissero volumi di cibo molto grossi, e ciò richiedeva uno sviluppo di grandi masse intestinali. Questo impediva qualsiasi prospettiva di sviluppo, perché apparato digerente e cervello sono in competizione.

Questo comportava il permanere di una struttura “scimmiesca”: cranio piccolo, cervello poco sviluppato, apparato digerente ingombrante per digerire il grande carico di cellulosa. 

 

Solo nel momento in cui abbiamo incontrato sul nostro cammino evolutivo la carne è stato possibile cambiare alimentazione e dare il via alla riduzione del digerente e allo sviluppo del cervello. È stato questo a far partire l’evoluzione da Homo a Uomo.

 

È lì che comincia il pensiero astratto. È li che cominciano le credenze. Ed è lì che nascono le culture alimentari, con un cibo permesso e un cibo vietato.

 

La verità è che non c'è dubbio che la migliore dieta sia realmente quella (latto-ovo) vegetariana… a patto di aggiungere un po’ di carne e un po’ di pesce.

 

Bibliografia

 

  1. Kaushik M et al, Long-chain omega-3 fatty acids, fish intake, and the risk of type 2 diabetes mellitus, Am J Clin Nutr,  90 (3), 613-20, 2009. 
  2. Michels KB et al, Prospective study of fruit and vegetable consumption and incidence of colon and rectal cancers, J Natl Cancer Inst, 92 (21), 1740-52, 2000.
  3. Zur Hausen H, de Villiers EM, Dairy cattle serum and milk factors contributing to the risk of colon and breast cancers, Int J Cancer, 2015.
  4. Kim Y, Keogh J, Clifton P, A review of potential metabolic etiologies of the observed association between red meat consumption and development of type 2 diabetes mellitus, Metabolism,  2015.
  5. Bhattacharya S et al, Colorectal cancer: a study of risk factors in a tertiary care hospital of north Bengal, J Clin Diagn Res, 8 (11), 2014
  6. Burkert NT et al, Nutrition and health - the association between eating behavior and various health parameters: a matched sample study, PLoS One, 9 (2), 2014.
  7. Robinson-O’Brien R, Adolescent and young adult vegetarianism: better dietary intake and weight outcomes but increased risk of disordered eating behaviors, J Am Diet Assoc, 109 (4), 648-55, 2009.

 

 

 

 

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