Ipecac syrup

 

 

L’autopsia su Karen Carpeter, cantante dei Carpenters, rivelò che aveva subito un arresto cardiaco a causa di complicazioni da anoressia nervosa e cardiotossicità da emetina, uno dei principi attivi di uno sciroppo chiamato Ipecac.

 

In origine l’Ipecac era un prodotto impiegato per indurre il vomito in pazienti che avevano ingerito sostanze tossiche. In America veniva raccomandato che i genitori avessero sempre una bottiglia a portata di mano in casa, nell’eventualità che i figli ingoiassero accidentalmente qualcosa di velenoso.

 

Ma poi alcuni soggetti bulimici ne intuirono le potenzialità. A furia di autoindursi il vomito con le maniere tradizionali, il riflesso faringeo viene danneggiato e l’ulteriore induzione di vomito è difficile. Ecco allora che lo sciroppo di ipecacuana si rivela un alleato strategico, finché il suo utilizzo diventa cronico con le ovvie ripercussioni sulla salute: squilibri elettrolitici dovuti alla disidratazione, mancanza di respiro (comune alla maggior parte delle bulimiche), erosione dei denti, emorragie, vomito di sangue (ematemesi). 

Ma gli esiti più pericolosi riguardano il cuore. Uno dei più gravi è l’atrofia muscolare e la debolezza che ne deriva. Il cuore è il muscolo che risente maggiormente di questa atrofia (che è irreversibile), aumentando il rischio di tachicardia, aritmie e infarto.

 

Altra conseguenza importante sempre a carico del cuore è la cardiomiopatia, una condizione in cui il muscolo cardiaco non riesce più a pompare sangue sufficientemente. La cardiomiopatia indotta dall’Ipecac è un fattore mortale in molte bulimiche.

 

Al tempo c’erano stati diversi rapporti di morte a causa di avvelenamento in pazienti trattati con ipecacuana. Ma la letteratura non citava casi di decessi secondari all’utilizzo di Ipecac come mezzo per perdere peso. Il primo rapporto ufficiale di un decesso per uso cronico del prodotto si ebbe solo nel 1986, allorquando una ragazza bulimica di 17 anni morì a causa di abuso di ipecacuana.

 

Karen lo utilizzava già nei primi anni Ottanta, e fu un fattore primario nella sua morte perché contribuì a sfibrare un cuore già indebolito dall’anoressia.

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

1. Manno BR, Manno JE, Toxicology of ipecac: a review, Clin Toxicol, 10, 221–242, 1997.

 

2. Schneider DJ, Perez A, Knilans TE, Clinical and pathological aspects of cardiomyopathy from ipecac administration in Munchausen’s syndrome by proxy, Pediatrics, 97, 902–906, 1996.

 

 

 

 

 

 

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