Night Eating Syndrome

 

 

Il pensiero della sera

“Al mattino non faccio colazione. A pranzo mangio pochissimo. A cena, un po’ di più. Ma poi arriva la notte. Non vedo l’ora che i miei vadano a dormire, per andare in punta di piedi a compiere la mia missione: mangiare! E’ un istinto più forte di me... non posso farne a meno, altrimenti non riesco a dormire. Dopo torno a letto, ma, quasi sempre alla stessa ora, mi sveglio e devo! rimangiare. Questo tutte le notti, diverse volte per notte. È come se il mio corpo fosse un orologio.

 

Riesco a passare dal dolce al salato senza accorgermene. Mangio di tutto, dagli avanzi del giorno al cibo non lavato a quello incartato… budini, prosciutto, fagioli,  biscotti, sottaceti,... una notte ho mangiato dieci brioches al cioccolato…Ho solo voglia di masticare. Qualunque cosa. Ma non soffro di bulimia, non mangio per poi vomitare…

 

Al risveglio, spesso non ricordo quanto o cosa abbia mangiato, ma mi basta al mattino un particolare, uno sguardo a qualcosa, un odore, un sapore… che mi riaffiora in mente tutto ciò che ho fatto fuori la notte. E allora mi vergogno di me. Ho coperto tutti gli specchi in casa e tendo sempre a nascondere il mio corpo con felpe e abiti larghi, perchè lo sento gonfio e goffo. Passo ore ed ore in palestra per riparare ai miei bagordi notturni. Sono anni che vado avanti così. Non è servito nulla: l'apparecchio ai denti, la sedia di fronte alla porta, il prozac, il lexotan... Niente!

 

C’è una forza in me che non riesco a controllare!

 

 

Comfortably numb

"Hell is empty, all devils are here". Per Shakespeare, l’inferno è vuoto perché tutti i diavoli sono sulla terra. Ed io so dove sono nascosti. Sono… nei frigo! A gozzovigliare e bisbocciare, PR di party a cui rinunciare è veramente arduo. Strana casualità, l’esegesi di uno dei migliori testi dei Pink Floyd - “Comfortably numb” –, che nulla a che vedere con questo tema, sembra far emergere nitida la conferma di tale “diabolico” concetto.

 

- “Hello. Is there anybody in there?” Il soggetto viene svegliato dai rumori provenienti dal frigo.

 

- “C'è qualcuno in casa? Dai, vieni…” Il satiro sembra invitare la vittima nel “covo”. “Sento che sei depresso. Posso alleviarti il dolore, e rimetterti in piedi. Rilassati… fammi vedere dove ti fa male.” Il demone attacca con le sue promesse. E far cedere la vittima è un baleno. Il rituale ha così inizio. Prima i profiteroles e dopo le cipolline, quindi il gelato, un panino al prosciutto annegato in un mare di salse… e così via, senza alcuna razionalità. Una sorta di brunch notturno. 

- “Il dolore è sparito, ti stai come allontanando… Ritorni indietro solo a ondate… Le tue labbra si muovono, ma non sento quello che dici”. Il banchetto è finito, la sofferenza iniziale è placata. La vittima viene proiettata in un’altra dimensione. Lentamente. In pieno torpore lisergico-serotoninergico. In un’altalena di sensazioni, che un attimo lo abbandonano e il momento successivo se ne riappropriano.

 

- “Questo non sono io!” La vittima prova a ribellarsi. Dapprima non si riconosce in quel fantoccio intorpidito che giace ai piedi del frigo, ma poi finisce per accettare, e apprezzare, la sua nuova condizione. E in piena trance, ammette: “Sono diventato… piacevolmente insensibile”.

 

 

The food and me

La lingua tedesca ha due parole per dire “mangiare”: essen (curiosa omonimia con la località tedesca in cui si svolge una nota fiera del fitness), per gli esseri umani, e fressen per gli animali. Bene, in quella che probabilmente è stata la prima descrizione clinica dell’allora sconosciuto binge eating, risalente al 1932 (1), certe pazienti bulimiche tedesche indicavano il loro atto di mangiare con fressen, cioè divorare con voracità bestiale.

 

Successivamente, si arrivò a battezzare quelle fenomenologie con il nome di binge eating disorders (BED). L’espressione binge eating non fu coniata da un medico, ma da un paziente, il 37enne prof di liceo Hyman Cohen, in cura per l’obesità presso lo studio del Dr. Albert Stunkard, psichiatra dell’Università di Philadelphia, verso la fine degli anni ’50 (2).

Il termine deriva da binge drinking, cioè alzare il gomito. Trasferito all’alimentazione, prende il significato letterale di “cedere alla propria voracità”. In pratica, è quello che oggi molti di noi definiscono craving. Cohen era infatti un mangiatore compulsivo e con binge indicava quei momenti in cui, appunto, cadeva in tentazione. Non semplici peccati di gola, ma vere e proprie perdite dell’autocontrollo: “I didn’t enjoy it at all, it just happened. It’s like a part of me just blacked out. And when that happened, there was nothing there except the food and me. All alone.

 

 

Then comes the night

Qualche anno prima di visitare Cohen, il Dr. Stunkard aveva avuto in cura Maxine, una ragazza di 16 anni, per un problema di obesità e depressione (3). Maxine era sulla strada per raggiungere gli obiettivi prefissati (era calata cinque chili e stava uscendo dalla depressione), quando iniziò a riportare una serie di problemi con il padre, che stava “sessualizzando” la loro relazione. Una sera la ragazza arrivò nello studio di Stunkard e comunicò al dottore la decisione dei suoi genitori di sospendere la terapia.

 

Fin qui, sembrerebbe uno dei tanti casi di “ordinaria follia” che affollano le scrivanie degli strizzacervelli. Quello che risultò sconcertante per l’epoca fu la reazione di Maxine alla situazione di dolore che si trovò a vivere. La ragazza infatti perse l’appetito al mattino, e smise di mangiare per buona parte della giornata. Poi, arrivava la notte. La cena non la soddisfaceva, e continuava a mangiare fino a ingozzarsi. Si svegliava anche di notte e si alzava dal letto per andare a mangiare.

 

 

Because  the night

Questo conferma due dati. Primo, citando Patty Smith, “l'amore è un banchetto sul quale ci sfamiamo”: in assenza di esso, necessitiamo di (super)compensare con il cibo. Secondo, il cibo ha ben altri significati oltre a quello prettamente e “grettamente” alimentare. Con il cibo si gode. Con il cibo ci si autoaccudisce. Con il cibo ci si consola. E con il cibo ci si ribella, essendo spesso questo l’unico “NO” a propria disposizione (4). Proprio come fece Maxine.

 

Quando il Dr. Stunkard anni dopo tenne una lezione a degli studenti, accese un registratore per analizzare il caso clinico di Maxine (5). Improvvisamente, una studentessa obesa schizzò fuori dalla stanza. Stunkard la seguì e la trovò in preda ad un attacco di panico. Dopo essersi ripresa, l’allieva ritornò nel gruppo e spiegò cosa l’avesse così tanto turbata. “Io non sono stata disturbata da quanto è successo con suo padre” – ammise singhiozzando la ragazza – “quello che mi ha impressionato è il modo in cui Maxine ha parlato della sua alimentazione: è lo stesso modo di mangiare che ho io! Non avevo mai conosciuto fino ad ora qualcuno, oltre a me, che mangiasse in questo modo!

 

Quello di Maxine non era dunque un episodio isolato, e quello fu il segnale della probabile esistenza di tanti altri casi simili che montavano sotto la cenere e che fino ad allora forse erano stati sottaciuti per vergogna. Da allora, infatti, la lista si è costantemente allungata.

 

 

NES…sun  dorma

Stunkard coniò allora la sigla NES, stante per Night Eating Sindrome (sindrome da alimentazione notturna) e indicante appunto una condizione che spinge, quasi costringe, il soggetto a compiere grandi abbuffate in piena notte, in modo compulsivo, finché egli non sia completamente sazio.

 

La sindrome si sviluppa solitamente nella terza o quarta decade di vita (5), e pare che tenda a permanere per lungo tempo (6). Rientra tra i BED, ma si differenzia dagli altri per almeno tre motivi fondamentali: non sono presenti disturbi dell’immagine corporea; non sono solitamente attuati meccanismi di compenso (purging) alle abbuffate; gli impulsi avvengono solo di notte. 

 

Difatti, come da esempio “apripista” di Maxine, ciò che certamente caratterizza la NES è l’iperfagia notturna (6), con conseguente insonnia (5), cui si contrappone un’anoressia mattutina (7). Alla sera, i ritmi di ognuno di noi rallentano, ma le tensioni accumulate spesso non seguono il passo, per cui molte persone necessitano di una valvola di sfogo. I night eaters presentano di frequente così tanta agitazione (solitamente interna) da avere difficoltà ad addormentarsi, e necessitano di mangiare per poter dormire (5). Oppure hanno frequenti risvegli nella notte, seguiti dalla necessità di mangiare per riuscire ad riaddormentarsi. C’è allora chi implode e chi esplode...

 

 

Spaghetti a mezzanotte

I raid al frigo avvengono in silenzio e possono durare anche delle ore. Talvolta si tratta di spuntini ad alto contenuto di carboidrati (8), ma più spesso ci si trova di fronte a vere e proprie gozzoviglie, in cui si consumano quantità realmente industriali di cibo. Non raramente, il totale delle calorie ingerite può eguagliare quello di un pasto completo (5). Ad ogni modo, i bersagli restano prevalentemente i prodotti pronti ricchi di carboidrati o di grassi, anche se esistono soggetti più “salutisti” che si rimpinzano esclusivamente di frutta e verdura, e altri che arrivano anche ad addentare alimenti non esattamente commestibili, come il pane congelato.

 

Il craving di zuccheri appaga la fame cerebrale di serotonina, dalle note proprietà antidepressive, tanto che per alcuni si instaura un meccanismo di dipendenza - mediato dal sistema degli endocannabinoidi (e non dalle endorfine!) - paragonabile a quello da alcol, fumo e droga. Ecco allora emergere il classico potere consolatorio del cibo.

 

Esiste anche una forma di alimentazione notturna che avviene nel sonno, detta Sleep Eating Syndrome

 

Alcuni associano al cibo l’assunzione di alcolici; questo comportamento è stato chiamato da alcuni autori Night Eating/Drinking Syndrome (NEDS) (9).

Dopo l’abbuffata, passato il primo istante di appagamento, la maggior parte delle persone con NES è irritata con se stessa, perché sente di aver perso il controllo; si sente in colpa, si vergogna, prova imbarazzo, disgusto, si deprime (5) e per compensare la rabbia… rimangia! Si crea così un circuito autoalimentato che risulta estremamente difficile arrestare.

 

 

Terapie

Il principale approccio a questi disturbi è costituito dalla cosiddetta psicoterapia cognitivo-comportamentale. Il terapeuta deve cioè essere in grado di indurre un’auto-esplorazione nel soggetto, estrapolandone ogni possibile “perché”. Perché non riesce a controllarsi? Perché mangia proprio di notte? Perché mangia di nascosto?…

 

C’è poi da rimarcare che, sebbene se non tutti gli studi concordino, vari ormoni sembrerebbero implicati nel mantenimento della NES: ACTH, cortisolo, insulina (e glicemia) risulterebbero aumentati (5, 6, 7, 8, 9, 12, 13, 14), mentre melatonina e leptina evidenzierebbero basse concentrazioni durante la notte (8). 

Tuttavia, il solo intervento farmacologico, soprattutto se non associato a psicoterapia, non sembra sia in grado di risolvere completamente il problema (15). La supplementazione con melatonina, ad esempio, aiuta ad addormentarsi, ma non pare ridurre i risvegli né l’impulso a mangiare di notte (5). Lo stesso effetto sembrano avere i sonniferi (5).

 

Ecco dunque l’importanza per i night eaters di associare alle altre terapie quella nutrizionale, anche perché la NES può determinare aumento ponderale, o quantomeno ostacolare notevolmente il calo di peso (16).

 

L’adozione di una dieta equilibrata e con pasti regolari durante il giorno concorrerebbe a mantenere costanti le sensazioni di sazietà nel corso di tutta la giornata, contribuendo così a ridurre gli attacchi di iperfagia notturna. Facile a scrivere, difficile da attuare, anche perché quando questo viene proposto, molti pazienti temono di ingrassare.

 

 

Lettere d’amore nel frigo

“Non verrò. Stanotte non verrò.

 

Il bambino è cresciuto, il sogno è svanito. Ho rinviato questo momento così a lungo… Ci ho provato a riempirmi il cervello di ovatta. Ma ora l’etere è finito e il mio corpo prende forma. Vedessi come mi scrutano, come mi stuprano… “Pesano” ogni mia parola, ogni mio pensiero, ogni mia “crocetta”. “Perché non riesce a controllarsi? Perché mangia proprio di notte? Perché mangia di nascosto? Quante volte al giorno va di corpo?...” Vedessi come mi umiliano. Hanno scritto: “Personalità ossessivo-compulsiva. Si consiglia ricovero.” Facce come grate. Arse dalla sete. Con la pietà nelle tasche, e nelle scarpe quanto basta appena-appena per sopravvivere. Piantano i chiodi nei miei polsi, ed io maledico il mio peso una volta di più.

 

Ultima fermata. “Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco.”

 

Perdonami. Con tutto l’amore che mi hai piazzato qua dentro, pur non essendoci nient’altro da amare.”

 

 

 

 

RINGRAZIAMENTI

( “… dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco” )

 

1. Wulff M, Ber einen interessanten Symptomencomplex und seine Beziehung zur Sucht, Internationale Zeitshuft f, r Psychoanalyse, 18, 281-302, 1932.

2. Stunkard AJ, Eating patterns and obesità, Psychiatr Q, 33, 284-295, 1959.

 

3. Stunkard AJ, Grace WJ, Wolf HG, The night eating syndrome, Am J Med,;19, 78-86, 1955.

 

4. Schlundt DG & Johnson WG, Eating disorders, Assessment and treatment, Boston, Allyn & Bacon, 1990.

 

5. Allison KC, Stunkard AJ, Their S, Overcoming Night Eating Syndrome. A step-by-step guide to breaking the cycle, New Harbinger Publications, Oakland, 2004.

 

6. Adami GF et al, Night eating and binge eating disorder in obese patients, Int J Eat Disord, 25, 335-338, 1999.

 

7. Gluck ME et al, Night Eating Syndrome is associated with depression, low self-esteem, reduced daytime hunger, and less weight loss in obese outpatients, I, 9 (4), 264-267, 2001.

 

8. Birketvedt G et al, Behavioral and neuroendocrine characteristics of the night-eating syndrome, JAMA, 282, 657-663, 1999.

 

9. Stunkard A et al, Binge eating disorder and the night-eating syndrome, Int J Obes Relat Metab Disord, 20 (1), 1-6, 1996.

 

10. Cerú-Björk C et al, Night eating and nocturnal eating: two different or similar syndromes among obese patients? Int J Obes Relat Metab Disord, 25 (3), 365-372, 2001.

 

11. Adami GE et al, Night eating syndrome in individuals with Mediterranean eating-style, Eat Weight Disord, 2 (4), 203-206, 1997.

 

12. Schenk CH, Mahowald MW, Review of nocturnal sleep-related eating disorders, Int J Eat Disord, 16, 343-356, 1994.

 

13. Birketvedt G et al, Hypothalamicpituitary-adrenal axis in the night eating syndrome, Am J Physiol Endocrinol Metab, 282, E366-E369, 2002.

 

14. Epel ES et al, Stress and body shape: stress-induced cortisol secretion is consistently greater among women with central fat, Psychosom Med, 62 (5), 623-632, 2000.

 

15. O’Reardon JP, Stunkard AJ, Allison KC, Clinical trial of sertraline in the treatment of night eating syndrome, Int J Eat Disord, 35 (1), 16-26, 2004.

 

16. Marshall H et al, Night eating syndrome among nonobese persons, International Journal of Eating Disorders, 35, 217-222, 2004.

 

 

 

 

 

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