REGOLAZIONE PESO CORPOREO


Come mai gli animali, al contrario degli uomini, riescono a mantenere il loro peso senza grosse difficoltà? Nell’animale c’è un sistema di regolazione del proprio peso che funziona alla perfezione. Questo grafico lo dimostra. A partire dalla freccia 1 un terzo degli animali è stato mantenuto a dieta normale, cioè secondo la propria sazietà (linea b), un terzo è stato alimentato forzatamente (curva a) e l’altro terzo è stato iponutrito (curva c). A partire dalla freccia 2, tutti gli animali sono stati riportati a dieta normale: gli animali alimentati forzatamente perdevano peso e quelli denutriti lo guadagnavano, finché il peso medio dei due gruppi non aveva raggiunto quello della linea normale di crescita (b).
Nell’uomo, come è evidente, ciò non avviene in maniera così automatica, rendendo fallibile qualsiasi terapia dietetica.

 

Perché nell’uomo il controllo del peso non viene così automatico come nell’animale? Il nostro organismo cerca di mantenere l’introduzione di cibo entro determinati limiti: ad un estremo si trova il senso di fame, all’altro quello di sazietà. Tra queste due soglie si trova una “zona di indifferenza biologica” in cui il nostro comportamento alimentare viene influenzato da fattori psichici. Nei mangiatori normali, questi fattori regolano l’apporto alimentare nell’ambito della zona di indifferenza in maniera pressoché automatica e non cosciente: il pensiero di contare le calorie è estraneo a questo tipo di mangiatori. 

Diversa è la situazione per i cosiddetti mangiatori repressi. In questi individui la zona di indifferenza è divisa in due da una cosiddetta “soglia-dieta”, che sta ad indicare l’autoimposizione di regole dietetiche con le quali essi riducono il loro apporto alimentare. Queste regole dettano sia che cosa possono mangiare sia quanto. Quindi, i mangiatori repressi regolano il proprio apporto alimentare in maniera cosciente e molto attenta. Dopo essersi sforzati per anni di sopprimere i segnali dell’organismo, e soprattutto il senso della fame, non sono più in grado di riconoscere questi segnali. La conseguenza di tutto ciò è che la loro zona di indifferenza è più ampia rispetto a quella dei mangiatori normali, per cui i fattori psichici hanno ancora più terreno su cui agire.

 

Poiché ciò che ci distingue dall’animale è il fattore psicologico (altrimenti mangeremmo solo in caso di reale bisogno di cibo), la possibilità di ripristinare l’equilibrio dipende proprio dalla rilevanza del fattore stesso. Noi siamo portati a compensare col cibo stati emozionali: tanto più sono importanti questi ultimi, tanto più difficile sarà ritrovare un rapporto ottimale col cibo. Una volta dilatata la “zona di indifferenza biologica”, la problematica rischia di diventare di competenza psichiatrica e non più prettamente nutrizionale. Questo è il motivo per cui i DCA sono così difficili da trattare. Quindi, il punto è non dilatare quella zona “giochicchiando” con diete da forum.

 

 

 

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Comments: 3
  • #1

    Francesco Scordo (Monday, 12 January 2015 21:28)

    Dott. Musolino, in tutta sincerità credo di appartenere alla categoria dei "mangiatori repressi". Ho 23 anni e nell'ultimo quinquennio ho perso circa 40 kg, passando dal pesare 115 kg, agli attuali 83 kg (frequento una palestra e, negli ultimi mesi, ho avuto modo di riguadagnare massa muscolare). Il mio percorso è stato "pericoloso". Lo riconosco in quanto sono uno studente di medicina (ormai al quinto anno) e ho realizzato come in questi anni, specialmente all'inizio del mio percorso, io abbia seguito un regime di pericolosa restrizione calorica e di nutrienti, a tratti riconducibile ad un quadro di AN. Da qualche mese, invece, ho maturato una coscienza alimentare e sportiva decisamente più matura e scientifica. Tuttavia ancora fatico a rinunciare al mio controllo "puramente cerebrale". Temo infatti che, lasciando perdere i sistemi dietetici che ho elaborato, possa intaccare i miglioramenti nella ricomposizione corporea che, con molta fatica, comincio a ottenere.
    Sarei curioso di conoscere la sua opinione in merito. Mi piacerebbe davvero, infatti, riappropriarmi di uno schema alimentare "puramente non cosciente", prestando ascolto solo ai messaggi del mio corpo. Purtroppo non sono sicuro di intenderne l'idioma.

  • #2

    Giuseppe Musolino (Thursday, 15 January 2015 13:04)

    Ciao, Francesco.
    Non lasciandomi un tuo indirizzo al quale rispondere, mi tocca farlo qui. Purtroppo è un quadro con cui mi trovo a interfacciarmi sempre più spesso. Un’iniziale forma d’attenzione al cibo che poi si trasforma in ossessione. Per questo blocco sul nascere chi cerca sia qui e che sulla mia pagina Facebook di far passare messaggi di demonizzazione alimentare: il glutine fa male, la caseina fa male, la farina fa male, i legumi fanno male, la carne fa male, i formaggi fanno male, le uova solo bio… Perché sono concetti che sulla maggior parte delle persone scivolano via, ma su qualcuno si radicano pericolosamente.

    È un argomento troppo complesso da affrontare in questa sede. Qui posso solo dirti di cercare di vedere nel cibo un amico, non un nemico, soprattutto in considerazione del fatto che sei giovane e che ti alleni. I miglioramenti che hai raggiunto non verranno in alcun modo intaccati da un pasto diverso dal solito.
    A presto!

  • #3

    Francesco Scordo (Saturday, 17 January 2015 17:47)

    Gentile Dott., non si preoccupi per la pubblicazione in questa sede. Nel precedente commento mi devo essere espresso in modo poco chiaro. Comprendo infatti i riferimenti che pone riguardo alla demonizzazione alimentare. Si tratta di un atteggiamento che non mi è mai stato vicino, neppure nel periodo in cui persi molto peso. Oggi senza dubbio il cibo è per me un potente alleato. Sono profondamente affascinato dalle sue potenzialità e dai suoi benefici.
    Il problema nasce però nel momento in cui, nell'effettivo atto di mangiare, non sono in grado di scorgere dove sia posto il limite tra quel quantitativo di cibo che sia adatto a saziare i miei bisogni psicofisici e quel quantitativo di cibo che invece mi viene suggerito dall'ancestrale istinto all'iperfagia.
    E' per questo che, tutt'ora, nel tentativo di mediare tra queste due polarità, seguo alcuni schemi alimentari che, pur nella relativa abbondanza di nutrienti, sono "artificiosi" in quanto basati su calcolo di contenuto energetico e di macronutrienti del cibo.
    Inutile dire come l'artificiosità mi stia stretta, tuttavia nella presente situazione la trovo l'unica soluzione da me praticabile.