Olio di cocco

 

 

Discussione sull’olio di cocco, al corso istruttori. Mi si chiedeva un parere e io l’ho dato. Si va per mode. Una decina d’anni fa era il momento della Zona con il suo olio di lino, e tutti a comprare l’olio di lino. Adesso l’olio di lino non se lo fila più nessuno. Ora è il momento della Paleo e tutti a comprare l’olio di cocco. I cercatori di salute.

 

Io odio le mode. Se mi citate un articolo di Donna Moderna (è solo un esempio per dire un sito senza affidabilità scientifica) in cui si elogia l’olio di cocco, che prova volete che sia? Se mi mostrate quanto scritto su un forum di bodybuilding senza referenze, che valore pensate che possa avere? Se mi mostrate gli scritti delle case produttrici di olio di cocco, che attendibilità volete che abbiano? Potrebbe mai un produttore parlare male di un proprio articolo? Mi sembra di spiegarlo a dei bambini.

 

Ma se anche prendete un articolo scientifico serio, questo non è sinonimo di verità assoluta. Vi faccio un esempio. La tabella sotto è di un articolo del 2009 pubblicato su Lipids, una delle Riviste più accreditate del settore.

 

La pubblicazione si prefiggeva di validare gli effetti positivi sulla riduzione del grasso addominale. Gruppo di quaranta donne brasiliane obese, a venti hanno dato olio di soia e alle altre venti olio di cocco. Da questa ricerca è partita tutta la fumosa campagna a favore dell’olio di cocco.

 

Sull’abstract presente su Pubmed si legge che il gruppo che ha assunto olio di cocco ha evidenziato una riduzione della circonferenza addominale e che nel gruppo che ha integrato con olio di soia sono stati registrati aumenti in tutte le frazioni lipidiche (colesterolo totale, LDL e trigliceridi) e una diminuzione dell’HDL, mentre queste alterazioni non sarebbero state osservate nel gruppo dell’olio di cocco. 

 

I ricercatori concludono che “pare che la supplementazione dietetica di olio di cocco non causi dislipidemia e promuova la riduzione del grasso addominale”. 

 

Ma basta andare a leggere l’articolo integrale per scoprire che:

 

1. la circonferenza addominale (waist circumference) del gruppo con olio di cocco si è ridotta di un misero centimetro, da 98 a 97

 

2. non è vero che nel gruppo che ha assunto olio di cocco sono state osservate diminuzioni sul profilo lipidico, anzi il colesterolo totale è passato da 192 a 198, quello LDL da 112 a 116 e i trigliceridi da 172 a 179

 

 

Non solo, leggendo l’articolo integrale si scopre anche che l’olio di cocco sembra indurre resistenza all’insulina. L’unica nota positiva è che sarebbe leggermente aumentato l’HDL (da 45 a 48 mg/dL), che non era lo scopo che si era prefisso l’articolo e che comunque sarebbe stato irrisorio se il confronto fosse stato fatto con un olio decisamente migliore di quello di soia, quale ad esempio il nostro extravegine d’oliva (è stato utilizzato l'olio di soia perché è quello più impiegato in Brasile). 

 

Provate a prendere un prodotto di uso comune al supermercato (crackers, biscotti, dolci, creme ecc.) e con ogni probabilità ci troverete dentro l’olio di cocco, spesso nascosto dietro il nickname “olio vegetale” per trarre più in inganno il consumatore. Ma vi pare che se fosse così buono l’industria lo rifilerebbe con tanta facilità tra gli ingredienti più a buon mercato?

 

Prendete il Bounty, ad esempio. Ingredienti: zucchero + sciroppo di glucosio, e l’insulina già riceve una telefonata; siero di latte, altro alimento ad alto indice insulinico (spesso sottovalutato); l’insulina arriva, trova i grassi saturi del cocco e manda un invito all’aterogenesi.

 

 

 

 

Mi si dirà che l’olio di cocco presente negli integratori è più ricco di acidi grassi a catena media (MCT), che sarebbero meno aterogeni. Questo è vero, gli MCT hanno la particolarità di entrare subito in circolo per fornire energia. Attenzione, però: SE SERVE ENERGIA (e a lungo termine, quindi per attività che impieghino i grassi)! Altrimenti restano in circolo rischiando di andare a fare danni alle arterie.

 

In ogni caso nell'olio di cocco tra gli MCT prevalgono l'acido laurico e il miristico, che sono invece due dei più aterogeni. 

 

I grassi sono sempre per l'85% saturi, tanto da renderlo simile al burro. E se sottoposto a idrogenazione questa percentuale è ancora maggiore. Andrebbe bene per gli impacchi per capelli o per friggere, ma voi NON dovete friggere! 

 

Capite bene che un messaggio del genere in un corso per istruttori di primo livello, quindi all’inizio della propria formazione, non può passare. Così come non possono passare concetti come: il cardio non serve a niente, il lavoro lattacido non è adatto all’uomo, l’olio d’oliva serve per accendere i lumini, non dobbiamo mangiare glutine né latticini né legumi ecc. Perché altrimenti faremmo disinformazione e terrorismo, non educazione. 

 

E ci sono motivi precisi. Perché sul ragazzotto giovane e in salute che gioca con l’olio di cocco e contemporaneamente si allena con intensità e regolarità può non succedere nulla, ma su un soggetto sovrappeso/obeso, magari sedentario, magari già consumatore di grassi saturi e zuccheri con la dieta, magari insulino-resistente, magari con livelli di insulina alti, magari con livelli di colesterolo alti, il discorso può cambiare radicalmente.

 

Internet è la terra di nessuno. Dovete sapervici districare e selezionare le letture. L’unica salvezza è quella di attrezzarvi degli strumenti culturali per difendervi in questa giungla. Dovete avere i giusti filtri mentali, altrimenti vi venderanno sempre la fontana di Trevi.

 

 

 

 

 

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