La genesi degli hardgainer 

 

 

Ho sempre teso a conservare il materiale passato che mi riguarda. E così l’altro giorno è saltata fuori una mia vecchia scheda. Guardate che volumi sono stato costretto a sorbirmi:

41 serie totali: 18 per il petto, 15 per i bicipiti e altre 8 per le spalle. E poi c’erano anche gli addominali. Il tutto, si badi, al mio primo anno di palestra.

Ero consunto. Ma questo era lo standard al tempo. Non c’era Heavy Duty, non c’era Piio, non c’era altro che “silenzio e allenati”. Comunque è servito, nessun mio allievo ha mai dovuto subire un supplizio del genere. In compenso continuo a vedere tanti costretti ancora a queste maratone interminabili e inutili. Sappiate che vi compatisco. 

Ad ogni modo, riguardando le vecchie schede riflettevo su una cosa. E cioè che è incredibile come quello che impari dal tuo primo mentore sia destinato a far parte per sempre parte del modo in cui ti esprimerai in futuro. Tutto in seguito finirà nel proprio bagaglio culturale, anche quello imparato dalle successive guide, ma mi riferisco a gesti elementari come scrivere. Intendo, elaborare un programma di allenamento. 


Quando scrivo, soprattutto a penna, mi accorgo di farlo per gran parte come faceva lui. Abbrevio i termini come faceva lui, utilizzo la stessa simbologia per indicare le tecniche… Eppure ne è passata di acqua. Forse anche inconsciamente è qualcosa di cui non ti liberi. Deve far parte anche questo di un processo di imprinting, come quando ti insegnano a camminare, a parlare, a scrivere le vocali, ad andare in bici… 

 

La vita poi separa, ma solo fisicamente.

 

 


 

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