Frutta a colori



Milioni di anni fa anche i nostri più antichi predecessori (lemuri e scimmie) si nutrivano di frutta. Tuttora, il 70-90 per cento della loro dieta è composto da frutta. Al punto che alcuni squilibrati sostengono che anche noi oggi siamo programmati per mangiare solo frutta. Ma lasciamo perdere.

 

Fino a un certo punto (parliamo di circa 55 milioni di anni fa) però questi animali erano daltonici, per cui non riuscivano a identificare i frutti maturi, dai colori più vividi. 

 

Quindi mangiavano frutti non ancora maturi. Se il frutto non è maturo, anche i suoi semi non lo saranno e la pianta avrebbe rischiato di estinguersi, mettendo a repentaglio anche la specie che se ne nutriva. 

 

Cosa successe allora che consentì alla frutta e a noi di sopravvivere?


Il fine dei frutti è quello di farsi identificare dagli animali per farsi mangiare, così che poi questi eliminino i semi con le feci e la specie possa andare avanti. 


Perciò da un lato la frutta matura si fece colorata e succosa. Le fragole selvatiche sono un classico esempio. Quando i semi non sono ancora maturi, anche il frutto non lo sarà e si presenterà verde, duro e acido. Poco attraente per le specie che potrebbero nutrirsene.

 

Solo quando il frutto sarà maturo diventerà dolce, tenero e di un bel colore rosso acceso, e ciò sarà il segnale d’attrazione per gli uccelli, che se ne nutriranno e volando via trasporteranno lontano i semi maturi.

 

Questo non è un piano studiato in modo consapevole dalle fragole, è semplicemente dovuto alla selezione naturale: in tal modo le piante (e i semi) non ancora maturi possono essere lasciate indisturbate e libere di crescere.

 

Al contrario, al momento giusto si renderanno più “attraenti” per le altre specie che nutrendosene propagheranno la loro progenie.

 

 

Non è tutto. La maggior parte dei semi ha un sapore disgustoso e altri sono addirittura velenosi. Anche questo non è casuale, serve affinché gli animali non se ne cibino. La selezione naturale ha dunque operato su frutti e semi in modo opposto: i primi devono essere dolci e attirare l’attenzione, i secondi devono essere immangiabili così da essere sputati.

                                               

Le mandorle sono un esempio lampante. Le mandorle selvatiche contengono un composto chimico assai amaro chiamato amigdalina, che a sua volta si scinde e origina il cianuro. A un certo punto avvenne una mutazione in un gene che impedisce al mandorlo di sintetizzare l’amigdalina e quei nuovi semi divennero dolci e commestibili. I primi agricoltori dovettero portarsi a casa quei nuovi prototipi e farli germogliare.

 

Dall’altro lato, per distinguere il rosso, circa cinquantacinque milioni di anni fa i primati svilupparono un apparato visivo più sofisticato, cioè i cosiddetti coni nella retina: inizialmente ne avevano due, uno per distinguere il verde e uno per il blu; dovettero svilupparne un terzo, quello per il rosso.

 

Questo diede un vantaggio evolutivo ai primati rispetto alle altre specie e li condusse lungo la strada che alla fine portò agli esseri umani.

 

 

 

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