Homo Sapiens e poi?

 

 

Esistono condizioni per nuovi sviluppi evolutivi a partire da Homo Sapiens? Per rispondere bisogna osservare come sono andate le cose finora. In tutta la nostra storia sono sempre state le piccole nicchie isolate a costituire la spinta verso l’evoluzione: fu un ristretto gruppo di ominini a migrare dall’Africa circa tre milioni di anni fa e a dare il via al cammino evolutivo; e fu mentre eravamo sparsi per il globo durante le glaciazioni che comparve Homo Sapiens.

 

Ma oggi la situazione è completamente diversa. Siamo troppi, e continuiamo a crescere vertiginosamente. L’isolamento delle popolazioni è rarissimo (anche se paradossalmente è frequentissima l’alienazione del singolo). A meno che non sopravvenga qualche calamità (ad esempio un virus come l’Hiv ma più resistente e più facilmente trasmissibile), l’affermarsi di nuove evoluzioni umane è assai improbabile.

 

Capolinea, scendere tutti.

 

Ovviamente si parla di altre centinaia di migliaia di anni, non certo di qualche settimana. Questo è già tutto ben descritto. In natura, infatti, i processi evolutivi sono improvvisi e rapidi, e non lenti e graduali come pensava Darwin. Ciò è sostenuto in modo chiaro dalla teoria degli “Equilibri punteggiati”, secondo cui le nuove specie compaiono repentinamente, attraversano un certo periodo di stabilità evolutiva (anche qualche milione di anni), dopodiché si estinguono rapidamente così come erano comparse. Si parla di “evoluzione per salti”, che spiega la mancanza tra i ritrovamenti fossili dei cosiddetti anelli di congiunzione" che dovrebbero mostrare la transizione da una specie all'altra. Esattamente quello che è stato finora il percorso dell'uomo. Tutto perciò sembra orientato verso la via dell'estinzione.

 

 

 

Una delle poche possibilità di salvezza potrebbe venire dai viaggi nello spazio e dalla colonizzazione di nuovi pianeti. In quel caso la popolazione sarebbe poco numerosa e si realizzerebbero le condizioni favorevoli ad un cambiamento evolutivo. A quel punto, però, la vita di quella popolazione dipenderebbe con ogni probabilità dai collegamenti con la Terra. Inoltre l’enorme distanza potrebbe rendere l’eventuale nuova evoluzione ininfluente per i terrestri. Di nuovo l’isolamento non sarebbe completo, e di conseguenza verrebbero a mancare i presupposti evolutivi.

 

La conclusione è che, se non ci estingueremo per via di qualche catastrofe, dovremo rassegnarci ad essere in eterno quello che siamo.

 

Sob!

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

1. Gould SJ, Eldredge N, Punctuated equilibria: the tempo and mode of evolution reconsidered, Paleobiology, 3 (2), 115-151, 1977.

 

2. Leakey L, Lewin R, La sixième extinction. Evolution et catastrophes, Flammarion, 1999.

 

3. Mayr E, Speciational Evolution or Punctuated Equilibria; In: Albert Somit, Steven Peterson; The Dynamics of Evolution; New York: Cornell University Press; pag. 21-48, 1992.

 

4. Tattersal I,Becoming Human: Evolution and Human Uniqueness, New York: Harcourt Brace, 1998.

 

5. Geary D, The Legacy of Punctuated equilibrium; In: Warren D. Allmon, et al.; Stephen Jay Gould: Reflections on His View of Life; Oxford: Oxford University Press; pag. 127-145, 2008.

 

6. Eldredge N, Gould SJ, Punctuated equilibria: an alternative to phyletic gradualism; In: T.J.M. Schopf Models in Paleobiology; San Francisco; Freeman Cooper; pag. 82-115, 1972.

 

 

 

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