Adattato a fuggire la carestia

 

È un fatto noto a tutti che le ragazze anoressiche si muovano in continuazione. Anche quando le vedete in palestra stessa, le vedete sul tappeto a macinare chilometri. Perché lo fanno? Molti pensano che sia per bruciare calorie. In realtà non è così. O per lo meno, il motivo che sta alla base non è questo. Sono indotte dall’interno a farlo, è la perdita di peso a spingerle: più dimagriscono, più l'attività fisica aumenta.

 

È un meccanismo di adattamento evolutivo, che si riattiva quando nell'ambiente c'è una carenza di cibo. È una teoria epigenetica. In periodi di magra, i nostri antenati avevano due opzioni: aspettare che la carestia finisse e rischiare nel frattempo di morire oppure stringere i denti e muoversi alla ricerca di terre migliori. Così, molti scelsero la seconda. Per mettersi in moto e cercare nuove terre, il corpo avrebbe avuto bisogno di due cose: non sentire la fame e riuscire ugualmente a ricavare l’energia per il movimento (1).

E così fu. Riuscimmo cioè a ingannare il corpo riguardo alle sue condizioni. Quello che succede oggi alle anoressiche che, anche in condizioni di grave emaciazione, riescono a essere iperattive.

 

Il razionale è che la tiroide in carestia diminuisce la sua attività e dunque il metabolismo rallenta. Se questo nel passato si fosse prolungato troppo, ci sarebbe stata difficoltà ad andare a reperire il cibo, rischiando la morte per fame. Allora l’organismo ha imparato a negare a se stesso la fame e a sentirsi molto energico per consentirci di riprendere il viaggio e la caccia.

 

Il soggetto in questo modo non riesce nemmeno a vedersi magro, si dice che il cervello diventa “cieco al corpo”, e subentra la fase di negazione delle anoressiche: “Non è vero che sono troppo magra”, “Non è vero che non mangio”. Alla risonanza c’è proprio un’iperattivazione di alcune zone cerebrali: precuneo, lobi parietali, corteccia cingolata anteriore (2). 

 

I cambiamenti neuroendocrini ritornano nella norma in seguito alla normalizzazione del peso. Spiegare questo al paziente anoressico aumenta la motivazione al trattamento e facilita la guarigione. 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

  1. Gusinger S, Adapted to flee famine: adding an evolutionary perspective on anorexia nervosa, Psychol Rev, 110 (4): 745-61, 2003. 
  2. Cavanna AE and Trimble MR, The precuneus: a review of its functional anatomy and behavioural correlates, Brain, 129(Pt 3):564-83. 2006.

 

 

 

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