Manorexia

 

 

L’anoressia non è soltanto un problema da donne. I casi maschili sono aumentati di oltre dieci volte negli ultimi dieci anni. Ma il fenomeno resta sommerso ed è difficile ottenere delle stime attendibili. Eppure nella prima osservazione medica sull'anoressia (Morton, 1689) uno dei due pazienti era proprio un maschio. Un ragazzo di 16 anni che Morton curò con una dieta a base di latte, arrendendosi però davanti all'evidenza di come «la riuscita di questo metodo non sia del tutto chiara». Più di trecento anni dopo, siamo ancora più o meno allo stesso punto. Homo sapiens sapiens.

 

Accade una serie di circostanze che fa sì che il problema rimanga ancora sottaciuto. Innanzitutto, non se ne parla perché l'incidenza femminile è così sproporzionata che induce a trascurare la controparte maschia. 

 

Gli uomini, dal canto loro, non ne parlano per la vergogna di soffrire di una malattia da donna. Inoltre, nei maschi anoressici non esiste un sintomo inequivocabile come l'amenorrea per le ragazze.

 

Ancora, molti medici non sono preparati a trovarsi di fronte un maschio anoressico, e non di rado finiscono per associare i sintomi ad altre patologie. 

 

Si aggiunga il fatto che proprio il considerare l'anoressia una patologia tipicamente femminile fa posticipare la richiesta di aiuto da parte dei ragazzi (o dei loro nuclei familiari), e si avrà un quadro sufficiente a lasciare il problema nell'oblio per almeno altri tre secoli.

 

Scherzi a parte, possono trascorrere realmente anni prima che si proceda alla diagnosi nel maschio. Quando finalmente un ragazzo arriva alle cure, la situazione è spesso diventata gravissima. Per ogni persona che si salva, ce n'è probabilmente un centinaio che si ammala. E forse una decina che ne muore. 

 

 

Magri per sport

A volte è lo sport che può aprire la porta ai disturbi del comportamento alimentare, perché se in alcuni può causare aumento dell’appetito, in altri può sopprimerlo (1). Non è un caso che molti maschi anoressici siano stati atleti nel periodo precedente all’esordio della malattia.

 

Rispetto alle donne, questi soggetti sembrano ricorrere meno al purging (lassativi, vomito, farmaci), ma sono più portati ad “abusare” dell’esercizio fisico. Alcuni si sentono quasi obbligati a praticare una disciplina solo perché soccombono alle aspettative dei genitori nei loro confronti. 

 

Molti padri li pressano insistentemente perché raggiungano quegli standard di mascolinità che la società per certi versi impone. E il ragazzo, nel timore di non soddisfare quelle aspettative, finisce per forzarsi in un ruolo che non gli appartiene. 

Molti suscitano reazioni negative nei compagni: sono gli ultimi ad essere scelti nei giochi, spesso vengono derisi per il loro stato fisico (2).

 

Anche la scuola fa il suo. Un mondo che ti ritiene intelligente se riesci a mettere nella giusta sequenza cerchi e quadrati. Dimenticando che il cerchio non quadra mai. 

 

Così, quando il ragazzo scopre che, se a casa gli hanno imposto un copione da recitare, fuori il mondo ha in serbo ben peggio, può succedere che vada a cercarsi un rifugio dove non dovrebbe (3).

 

Alcol. Droga. Solitudine. Cibo. Digiuno. Morte. 

 

L’astinenza dal cibo, pur essendo sofferenza, serve a controllare un malessere più profondo. Serve ad attirare l’attenzione degli altri e a dimostrare di essere forte, e non uno “smidollato” come vorrebbero fargli credere suo padre o il mondo là fuori. 

 

 

Sport per magri

Molti altri invece utilizzano lo sport come scusa per celare il proprio disturbo alimentare: «Devo fare la dieta per la mia disciplina sportiva. E nessuno può obiettare, perché lo sport è Salute». È così che poi nel piatto non ci vedi più una bistecca, ma “le proteine”; non la pasta, ma “i carboidrati”. Questa è quella che viene definita anoressia attiva o self-starvation, ossia un’anoressia avviata da dieta e attività fisica. 

 

Alcune categorie sportive sono più esposte, soprattutto quelle che impongono (in maniera più o meno dichiarata) un certo peso: ginnastica, lotta, pugilato, body building, danza, nuoto. 

 

Ad esempio, molti pugili o atleti di lotta o di arti marziali arrivano ad avere una perdita di peso anche del 12 per cento del proprio peso corporeo nelle ore immediatamente precedenti l’incontro. Fanno uso di diuretici e saune, evitano di mangiare e di bere. E tali cicli di perdita di peso possono ripetersi fino a trenta volte a stagione. Il tasso metabolico in questi casi rallenta progressivamente, con la conseguenza di avere ad ogni nuovo ciclo sempre più difficoltà a diminuire di peso. Il che porta ad esasperare ulteriormente le strategie dimagranti.

Diversi maratoneti mostrano insoddisfazione anche quando raggiungono livelli di grasso corporeo inferiori al cinque per cento (4).

 

Dei culturisti, neanche a parlarne.

 

Ci sono poi i cosiddetti “corridori compulsivi” (obligatory runners), che praticano attività fisica in maniera intensa non per piacere o per passione, ma perché non riescono a farne a meno: vanno a correre anche con situazioni climatiche avverse, quando hanno febbre, dolori, addirittura fratture o comunque condizioni fisiche che sconsiglierebbero in quel momento l’attività.

 

 

AnaSexia

L’anoressia nel maschio, al contrario della bulimia, tende ad annullare le pulsioni sessuali (5). Un numero considerevole di maschi anoressici sembra essere asessuale. Molti trovano quasi sollievo in questa condizione, perché riescono a risolvere conflitti interiori legati alla propria sessualità spesso confusa. Potrebbe essere un comportamento messo in atto a livello inconscio per il timore di non risultare abbastanza virili oppure per evitare il dolore di un eventuale rifiuto. L’anoressia può rappresentare allora un mezzo per mantenersi in questa “pace dei sensi” (6).

 

Dal punto di vista clinico si verifica un quadro di ipogonadismo ipogonadotropico, ossia una diminuzione delle gonadotropine e quindi del testosterone (7), che si accompagna ad una riduzione della produzione di sperma. Quindi: calo di libido, impotenza e infertilità.

Non esistendo un valido parametro diagnostico per gli uomini, al contrario delle donne per le quali come detto si utilizza l’amenorrea, alcuni Autori propongono d’indagare proprio sulla perdita d’interesse sessuale, su episodi d’impotenza, di infertilità e sull’abbassamento del livello di testosterone (8).

 

E sulla presenza o meno di sviluppo muscolare, perché se nelle femmine l’aumento del grasso sottocutaneo avverte della pubertà (e perciò è a questo che può essere indirizzata l’attenzione nell’indagare un eventuale sospetto anoressico), nel maschio è l’aumento della massa muscolare che segnala il cambiamento.

 

Sembra esistere una stretta connessione tra leptina, gonadotropine e testosterone. Quando si dimagrisce, aumenta la produzione di leptina e questa si accompagna a diminuzione delle gonadotropine e quindi del testosterone. Il processo inverso avviene invece quando si recupera peso. Perciò la leptina (e con questa si intende il tessuto adiposo) potrebbe fungere da starter per la funzione gonadica, influenzando di conseguenza la sessualità e la fertilità.

 

La funzione sessuale può ripristinarsi in maniera più veloce che nelle donne. Gli uomini però riferiscono della mancanza di stimoli in maniera più marginale, come se per loro il discorso avesse un aspetto del tutto accessorio.

 

Al contrario delle loro partner. 

 

E allora capita di sentire donne che raccontano di mariti che hanno cominciato «una dieta dimagrante a base di sola frutta, verdura… e piselli», perché leggermente sovrappeso. E sono andati avanti così per mesi. Niente carne, niente pesce. Il peso comincia a scendere. Il pisello anche. Meno cinque chili, meno sette, meno dieci. Sonnolenza continua. Letti separati. Piselli. Il medico, invece di spronarlo a integrare la dieta con altri alimenti, si complimenta perché da iperteso la pressione è nella norma. E il buonuomo esce dallo studio ancora più motivato ad andare avanti. Perché l’anoressia è un delirio di onnipotenza.

 

Altri mesi, altri chili. Lui si dedica al bricolage, lei si iscrive in palestra. Meno quindici chili. Lui fa le parole crociate, lei incrocia gli sguardi degli altri. Niente uova, niente formaggio. Più piselli per tutti. Un anno, due anni. Venti chili. Lui ascolta la musica con le cuffiette, lei va a letto con l’istruttore. Coppie che non hanno più rapporti sessuali dalla nascita dei figli, che ora stanno per fare la comunione. Coppie che non si rivolgono più la parola. Matrimoni in crisi. Sopportazione. Tradimenti. Divorzi.

 

Magri, però. 

 

 

Let me be

I maschi che durante l’infanzia hanno subito episodi di violenza o di abusi, hanno una maggiore propensione sia a lasciare indefinita la propria identità sessuale che a sviluppare una condizione anoressica (9). I due aspetti sono strettamente legati. Non è un caso che il disturbo anoressico insorga di frequente in età adolescenziale, periodo in cui si va strutturando il corpo adulto e con esso l’identità sessuale. Un’alta percentuale di anoressici, infatti, ammette di aver avuto comportamenti tipici del sesso opposto durante l’infanzia e l’adolescenza. Diversi altri confessano di aver “desiderato di essere una femmina”. 

E spesso emergono conflitti omosessuali (10). Tanto che alcuni ipotizzano che l’omosessualità possa essere un fattore di rischio (11). Gli omosessuali hanno infatti una minore soddisfazione per il proprio corpo e una maggiore attenzione al peso corporeo e alla forma fisica, e sarebbero quindi più esposti al rischio di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare (12).

 

Ecco che in questi casi può tornare utile il lavoro di gruppo, con etero e omosessuali, perché il ragazzo gay può constatare, traendone sollievo, di non essere solo. Purtroppo invece, la maggior parte dei centri di cura non prende in considerazione i maschi, che continuano così a nutrire da soli la propria disperazione.

 

 

Save Our Souls

Tra gli anoressici si riscontra un’elevata frequenza di tentativi di suicidio. Anzi, il suicidio è la principale causa di morte nell’anoressia nervosa (13). Coloro che hanno effettuato un tentativo di suicidio sono più a rischio di portare a termine il lavoro (14). In fondo, l’anoressia è un lento suicidio, con i pazienti che prendono la morte a piccole dosi.

 

La depressione c’entra relativamente (15). C’entra di più il numero di ricoveri e di trattamenti non andati a buon fine (16). E i pazienti con pratiche di compenso purgative sono quelli che hanno nel loro passato un maggior numero di tentativi di suicidio (17). Con il suicidio è possibile ottenere quella salvezza che con il digiuno non può più essere raggiunta.

C’è poi da considerare la tendenza a farsi del male, l’autolesionismo. Il purging stesso può essere considerato un atto autolesionistico: i pazienti lo descrivono infatti come «un invincibile impulso a doversi infliggere una punizione». Il corpo diventa cioè l’oggetto da punire, da sacrificare o tramite il quale lanciare un messaggio d’aiuto.

 

Talvolta alcuni mettono in atto addirittura l’automutilazione, non come proposito suicida ma come modo per uscire da uno stato di insensibilità, apportare sollievo o ridurre la tensione (18).

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

1. Epling WF, Pierce WD, An overview of Activity Anorexia. In: Activity Anorexia Theory, reserach, and treatment. Lawrence Erlbaum Associates, Publishers, 1996.

 

2. Fernandez-Aranda F et al, Personality and Psychopatologicol traits of males whit eating disorder. Europian Eating Disorder Reveau, vol. 12, 367-374, 2004. 

 

3. Striegel-Moore RH et al, Eating disorder in a national sample of hospitalized female and male veterans:detection rates and psychiatric comorbidity, Int J Eat Disord, 25, 405-414, 1999. 

 

4. Yates A, Leehey K, Shisslak CM, Running – An analogue of anorexia? N Engl J Med, 308, 251-255, 1983.

 

5. Bruns, T, Crips, AH, Outcome of anorexia nervosa in males. In: Andersen AE, Males in eating disorders. New York: Brunner/Mazel , 163-185, 1990.

 

6. Crisp AH, Anorexia nervosa, Hospital Medicine, 1, 713-718, 1967.

 

7. Andersen AE et al, Reversible weight-related increase in plasma testosterone during treatment of male and female patients with anorexia nervosa, International Journal Eating Disorders, 1, 74-83, 1982.

 

8. Andersen AE, Mickalide AD, Anorexia nervosa in the male: An underdiagnosed disorder, Psychosomatics, 24, 1067-1075, 1983.

 

9. Woodside DB et al, Comparison of Men Whith Full or Partial Eating Disorder, Men Whitout Eating Disorder, and Women whith Eating Disorder in the Community. American Journal Psyc, 158, 570-574, 2001. 

 

10. Bramons-Bosch, NA, Eatting disorders in males: a comparation with female patient, Inter Sciemce, 8 (4), 312-328, 2000.

 

11. Herzog, DB et al, Sexual conflict and eating disorders in 27 males, American Journal of Psychiatry, 141, 989-990, 1984.

 

12. Kloter La et al, Longitudinal relationships between childhood adolescent, and adults eating disordes, J Am Child Adolesc Psychiatry, 40, 12, 2001.

 

13. Miotto P et al, Eating disorder and suicide risk factors in adolescents: an Italian community-based Study, J Nerv Ment Dis, 191, 437-443, 2003.

 

14. Kotila L, Lönnqvist J, Adolescent who make suicide attempts repeatedly, Acta Psychiatr Scand, 76, 386-93, 1987.

 

15. Bulik CM, Sullivan PF, Joyce PR, Temperament, character and suicide attempts in anorexia nervosa, bulimia nervosa and major depression, Acta Psychiatr Scand, 100, 27-32, 1999.

 

16. Favaro A, Santonastaso P, Suicidality in eating disorders: clinical and pscyhological correlates, Acta Psychiatr Scand, 95, 508-14, 1997.

 

17. Mitchell JE, Subtyping of bulimia nervosa, Int J Eat Disord, 11, 327-32, 1992.

 

18. Root MPP, Fallon P, Treating the victimized bulimic: the function of bing-purge behaviour, J Interpers Viol, 4, 90-100, 1989. 

 

 

 

 

 

 

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