La terra di mezzo



“Un'estate ho fatto tre mesi a una pressa, ogni ventidue secondi facevo tre movimenti e usciva uno stampo e ripetevo questi movimenti, come Charlot in Tempi moderni, fino alle sei di sera; e le sei di sera per me non arrivavano mai. Davanti avevo uno che lo faceva da venticinque anni e fischiettava.”


(L. Ligabue) 

 


Prima di indignarvi per gli autisti, i vigili urbani, i netturbini e chissà quante altre categorie di lavoratori che hanno esibito regolare certificato medico per starsene a casa a capodanno, fermatevi un attimo a pensare.

 

Turni di notte, turni festivi, nessuna prospettiva di crescita professionale, milleduecento euro al mese sia che tu lo faccia bene sia che tu lo faccia male, condannato a rosicchiare giorni di ferie come un topo, per ogni giorno di almeno quarant'anni della tua vita. 

È un sistema che affonda le sue radici non molto lontano nella storia dell’uomo. Circa diecimila anni fa, che dal punto di vista evolutivo significa ieri. Fino ad allora, gli uomini erano tutti uguali socialmente. Non c’era chi comandava, non c’era chi possedeva di più, non si lavorava per altri. Si svolgeva un’unica attività: trovare cibo. Si cooperava e poi le risorse alimentari erano equamente spartite. Così come fanno tutt’oggi le tribù ancestrali ancora esistenti, massima espressione di libertà. Niente internet, niente macchina, niente cellulare, niente tecnologia ma vera libertà del singolo

L’avvento dell’agricoltura e la produzione di eccedenze di cibo da parte di una certa fetta di popolazione fecero sì che si materializzassero le prime demarcazioni sociali. Alcune abitazioni cominciarono ad essere più grandi e più belle di altre, così come alcuni iniziarono ad essere più ricchi di altri. 

 

L'eccedenza di cibo ha fatto schizzare la popolazione mondiale da qualche migliaia di abitanti a quasi otto miliardi. Una massa di individui talmente vasta da non potersi più autogestire. Così è emersa la figura di un capo, che proprio grazie a quel surplus di cibo riuscì ad adunare attorno a sé una prima cerchia di adepti, per sottomettere i quali non fu costretto a usare la forza ma semplicemente una ricompensa per la quale valesse la pena essere sottomessi. In origine questa ricompensa era il cibo, poi è divenuta il denaro.

 

 

Otto euro l’ora, quattordici centesimi al minuto in cambio della propria libertà. Una nuova forma di schiavitù, più subdola perché senza catene. Storicamente gli schiavi avevano in cambio salva la vita o al massimo un pasto per tirare avanti; noi denaro con cui comprarcelo da soli (ecco la vera libertà!), un pasto per tirare avanti. Pasta, pane, birra, vino… Zuccheri e alcol per farti dimenticare i soprusi subiti e ricominciare. Glutine oppio dei popoli. Per questo fa ridere chi cerca di promuovere regimi alimentari privi di questi alimenti.

 

E quando si entra in questa spirale, è difficile ribellarsi. Magari ogni tanto provi anche a farlo, ma alla fine finisci per abbassare la testa in cambio dei benefici che ricevi in cambio.

È un sistema collaudato che va avanti da millenni. 

 

Gli ebrei si ribellarono a Mosè che li stava facendo morire di fame nel deserto mentre li conduceva verso la Terra promessa, perché preferivano la schiavitù ma la sicurezza di “aglio e cipolle” tutti i giorni.

 

Facile fare i moralisti: "Chi non ha voglia di lavorare lasciasse il posto a chi un lavoro non ce l'ha", perché appena quello che non ce l'ha ce l'avesse, farebbe lo stesso. È comprovato: chi non ha lavoro lo vorrebbe e chi ce l’ha vorrebbe essere libero; chi non può comprare desidera e chi compra desidera subito altro; chi vorrebbe partire non può farlo, chi parte vorrebbe tornare.

Quando mia madre mi diede alla luce, a mio padre fu proibito di lasciare il posto di lavoro per venire a vedermi. Ciò che ti fa andare avanti in un simile regime è solo uno spiraglio: cercare continuamente un modo per “fottere” il capo. Illuderti che esista una via di fuga, un buco nel muro di Alcatraz. Visto che ti è precluso ambire a guadagnare di più a livello economico, l'unico modo di rifarti è quello di cercare di guadagnare sul fattore tempo, cioè lavorare di meno. Farti timbrare il cartellino dai colleghi, andare a fare la spesa nelle ore di lavoro, imboscarti, sembrare incompetente perché ti assegnino sempre meno lavoro, la 104 per startene a casa tre giorni al mese, il certificato medico falso per startene a casa a capodanno…


Anche questo è un sistema collaudato che va avanti da millenni. Perché c’è chi sta sotto, chi sta sopra e chi nella terra di mezzo.

 

Ok, ora se volte potete riprendere: “È tutto un magnamagna”, “Parassiti!”, “Lavativi!”, “Mi vergogno di essere italiano”…

 

 

 

 

 

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